Venerdì 28 novembre 2014

Vorrei essere felice per far felici gli altri:

non c’è felicità senza ospiti.

Lettura del profeta Geremia (3, 6a; 4, 1-4)

In quei giorni. Il Signore mi disse: «Se vuoi davvero ritornare, Israele, a me dovrai ritornare.

Se vuoi rigettare i tuoi abomini, non dovrai più vagare lontano da me.

Se giurerai per la vita del Signore, con verità, rettitudine e giustizia,

allora le nazioni si diranno benedette in te e in te si glorieranno.

Infatti così dice il Signore agli uomini di Giuda e a Gerusalemme:

Dissodatevi un terreno e non seminate fra le spine.

Circoncidetevi per il Signore, circoncidete il vostro cuore,

uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme,

perché la mia ira non divampi come fuoco e non bruci senza che alcuno la possa spegnere,

a causa delle vostre azioni perverse.

La situazione esterna in cui si trova Israele, diventa appello ad un rinnovamento interiore e morale; quindi: «Se vuoi davvero ritornare (dalla deportazione a seguito della caduta di Samaria), Israele, a me dovrai ritornare (ti dovrai convertire).

Rifiutare gli idoli significa abbracciare e seguire il Signore, impegnarsi a vivere secondo verità e giustizia.

Ma la parola più significativa di oggi è l’invito a circoncidere il cuore; nell’Antico Testamento il vocabolo che noi traduciamo con ‘cuore’ indica l’interiorità dell’uomo, là dove sgorgano i pensieri e si prendono le decisioni fondamentali della propria esistenza.

La vera conversione non riguarda quindi, semplicemente, il ritocco di qualche atteggiamento esteriore e di facciata. Essa consiste in un radicale e decisivo ri-orientamento della propria esistenza, che va impostata secondo nuove e diverse prospettive, valori e motivazioni.

Secondo il Vangelo di Marco è stata questa la prima fondamentale richiesta dell’annuncio operato da Gesù: “Convertitevi e credete al vangelo!”.

Sia dato anche a noi, lungo questo ultimo tratto dell’Avvento, di rinnovare profondamente la nostra vita, di ‘circoncidere’ il nostro cuore.

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