Venerdì 21 novembre 2014

La pena si consola quando il dolore ha dei compagni.
(W. Shakespeare)

Lettura del profeta Geremia (2, 1-2a. 23-29)

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore:

«Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore:

Come osi dire: “Non mi sono contaminata, non ho seguito i Baal”?

Guarda nella valle le tracce dei tuoi passi, riconosci quello che hai fatto,

giovane cammella leggera e vagabonda!

Asina selvatica, abituata al deserto: quando ansima nell’ardore del suo desiderio,

chi può frenare la sua brama?

Quanti la cercano non fanno fatica: la troveranno sempre disponibile.

Férmati prima che il tuo piede resti scalzo e la tua gola inaridisca!

Ma tu rispondi: “No, è inutile, perché io amo gli stranieri, voglio andare con loro”.

Come viene svergognato un ladro sorpreso in flagrante,

così restano svergognati quelli della casa d’Israele,

con i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti.

Dicono a un pezzo di legno: “Sei tu mio padre”, e a una pietra: “Tu mi hai generato”.

A me rivolgono le spalle, non la faccia; ma al tempo della sventura invocano: “Àlzati, salvaci!”.

Dove sono gli dèi che ti sei costruito?

poiché numerosi come le tue città sono i tuoi dèi, o Giuda!

Perché contendete con me? Tutti vi siete ribellati contro di me.

Oracolo del Signore.

Le parole dei profeti (ma in realtà di tutta la Scrittura) hanno questa forza insospettata: nascono in un contesto storico preciso e molto particolare, sono rivolte a ‘gente’ molto concreta, ma rimangono di una perenne sorprendente attualità.

Così anche noi, voltiamo le spalle al Signore quando le cose vanno bene, ci dimentichiamo di lui nelle ore liete, come se tutto dipendesse da noi e fossimo i padroni assoluti della nostra vita, ma quando iniziano i tempi difficili, quando le cose non ‘girano’ più secondo il verso giusto, allora anche noi gridiamo: “Alzati, salvaci!”. E forse ci arrabbiamo anche se Lui non viene in nostro soccorso, se non obbedisce prontamente alla nostra richiesta!!

Ci costruiamo i nostri idoli – di legno e di pietra (cioè senza vita, senza cuore, senz’anima!) – e poi pretendiamo di ottenere da essi consolazione e conforto!

E così anche a noi il Signore rivolge la sua parola forte e provocatoria: “Dove sono gli dèi che ti sei costruito? Si alzino, se sono capaci di salvarti nel tempo della sventura”.

Tutta la storia umana può essere guardata sotto il profilo dell’eterna scelta fra il vero Dio – vivo e vero – e l’adesione tutti coloro che, nei modi più diversi secondo le epoche, ma sempre uguali nella loro radici profonda, si propongono come i nuovi dei. Purtroppo non abbiamo ancora imparato dalla storia che tutte le volte che si consegna la libertà agli ‘dei’, ne va della nostra stessa vita e della nostra felicità.

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