Venerdì 14 novembre 2014

Trova il tempo di donare:

la ‘giornata’ è troppo corta per essere egoisti.

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (22, 6-13)

In quel giorno. Colui che parlava mi disse: «Queste parole sono certe e vere. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi le cose che devono accadere tra breve. Ecco, io vengo presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».

Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. E quando le ebbi udite e viste, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le mostrava. Ma egli mi disse: «Guàrdati bene dal farlo! Io sono servo, con te e con i tuoi fratelli, i profeti, e con coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare».

Con queste poche righe tratte dalla parte centrale dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse si conclude la lettura liturgica di questo affascinante testo, l’ultimo della Scrittura.

Queste parole sono certe e vere”: è un’ultima esortazione a prendere sul serio la Parola che ci è stata rivelata nel corso di queste settimane. La nostra beatitudine, la nostra ‘fortuna’ è quella di custodire nel cuore questa parola e di farla fruttificare.

È Dio che devi adorare”: sul palcoscenico della storia abbiamo assistito allo scontro fra il Dio della vita e la multiforme e tentacolare potenza del male, con tutta la sua forza seduttrice ed ingannatrice.

L’ultima parola – incisa con stilo di ferro sul piombo – non può che essere la ripresa del primo fondamentale comandamento, la parola che fonda l’Alleanza fra Dio ed il suo popolo: “Non avrai altro Dio all’infuori di me!”. «È Dio che devi adorare».

Ci sia data la capacità dell’interpretazione del senso profondo, cioè teologico ed escatologico, della storia umana, così da scorgere la meta verso cui la storia è diretta e che deve essere svelata sotto la superficie apparentemente insensata e disgregata delle vicende umane.

Share Button