Sabato 22 novembre 2014

A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta. 

Lettura del profeta Geremia (2, 1-2a. 30-32)

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore:

«Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme:

Così dice il Signore: Invano ho colpito i vostri figli: non hanno imparato la lezione.

La vostra spada ha divorato i vostri profeti come un leone distruttore.

Voi di questa generazione, fate attenzione alla parola del Signore!

Sono forse divenuto un deserto per Israele o una terra dov’è sempre notte?

Perché il mio popolo dice: “Siamo liberi, non verremo più da te”?

Dimentica forse una vergine i suoi ornamenti, una sposa la sua cintura?

Eppure il mio popolo mi ha dimenticato da giorni innumerevoli».

Lungo il tempo d’avvento anche al sabato continua la lettura del profeta Geremia.

Siamo sempre nel contesto del lungo secondo capitolo che presenta, da tante diverse angolature, l’infedeltà di Gerusalemme e del popolo di Israele.

Oggi il profeta ricorda che è stato il Signore stesso all’origine delle sventure che lo hanno colpito, ma il popolo non ha capito, non si è lasciato educare, non ha voluto apprendere un nuovo modo di esistere.

Il rifiuto che il popolo oppone al suo Signore non è un fatto casuale, non nasce da sbadataggine, non è qualcosa di incolpevole, ma porta tutti i segni di un rifiuto cosciente, consapevole e determinato.

Il Signore stesso, per bocca del profeta si chiede – quasi angosciato e stupito – perché? Perché il mio popolo dice: “Siamo liberi, non verremo più da te”?

Anche se Dio ha amato ed ama il suo popolo di amore fedele, questo popolo lo ha dimenticato!

Succede così anche per noi: il Signore continua a volerci bene, ogni attimo del nostro esistere dipende da lui, ma noi lo dimentichiamo, lo rinneghiamo, non riconosciamo questo vitale legame d’amore.

Il “Dio vicino”, come ci sarà ricordato nella Messa di domani, apra uno spiraglio nel nostro cuore ‘di pietra’ e ci doni un cuore nuovo!

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