Pensiero del 21 Ottobre 2014

Martedì 21 ottobre.

La lettura del libro dell’Apocalisse ci accompagnerà fino alla soglia dell’Avvento.

Una premessa fra le tantissime che bisognerebbe ricordare: le poderose immagini che ci saranno proposte, non vanno immaginate, disegnate con la fantasia, ma devono essere decodificate, soprattutto alla luce delle pagine dell’Antico Testamento.

Se potessimo sintetizzare l’immenso magistero di Paolo VI, potremmo dire: Gesù Cristo, la Chiesa, il mondo. Perché la Chiesa possa portare al mistero l’annuncio di Gesù Cristo occorre il dialogo.

Anche per l’Apocalisse può valere la triade Cristo, Chiesa, mondo. Ma qui, tra Chiesa e mondo non c’è il dialogo, ma lo scontro.

La comunità cristiana, piccolo e insignificante seme nella massa, è sottoposta al pericolo della persecuzione e dello sterminio, lo strapotere economico la soffoca, il fascino dei culti idolatrici attenta continuamente alla purezza della fede.

Sarà questo lo scenario che farà da sfondo a tantissime pagine di questo libro che, occorre sempre ribadirlo, è la Rivelazione del mistero di Dio pienamente attuato in Cristo, morto e risorto.

Del mistero di Dio abbiamo oggi una prima poderosa presentazione: Io Sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente.

Si allude al testo di Esodo 3.

Mosè, nel deserto, incontra il mistero di Dio nella suggestiva scenografia del roveto che brucia ma non si consuma.

Tutte le cose e noi stessi briciamo e ci consumiamo, ma Dio rimane colui che continuamente ‘brucia’, irraggia forza, luce, calore, vita, ma senza esaurire se stesso, senza consumarsi. Egli solo è l’Eterno.

Egli abbraccia ogni cosa, principio e fine di tutto, forza eternamente all’opera per vivificare di sé tutte le cose.

Anche a noi, come alla prima comunità cristiana, in ogni momento di fatica e dubbio, in ogni situazione di smarrimento e disperazione, davanti alla persecuzione e alla fatica del vivere, ci viene annunciata la “grande speranza”. Non temere. Io Sono il Vivente!

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