Mercoledì 26 novembre 2014

Stai ben attento a come guardi il mondo,

perché il mondo sarà esattamente come tu lo guarderai.

Lettura del profeta Geremia (3, 6a. 12a. 14-18)

In quei giorni. Il Signore mi disse: «Va’ e grida queste cose verso il settentrione: Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio. In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa d’Israele e verranno insieme dalla regione settentrionale nella terra che io avevo dato in eredità ai loro padri.

Il profeta ‘gioca’ forse sulla duplice possibilità interpretativa del vocabolo ebraico “sub”, che può essere tradotto sia con ‘ritornare’, che con ‘convertirsi’.

Dunque, ritornate/convertitevi figli traviati!

Ritornate dall’esilio, ma anche convertitevi a colui che è il vostro Signore (padrone).

Ci sarà una nuova classe dirigente (pastori secondo il mio cuore), l’arca dell’alleanza sarà un ricordo ormai superfluo, perché tutta la città stessa sarà come il trono del Signore verso cui tutti i popoli cammineranno!

Geremia, come tutti i profeti, ama rivolgere lo sguardo al futuro e tratteggiare orizzonti di luce e di speranza.

Dobbiamo avere anche noi nel cuore questa “grande speranza” (come ci ha insegnato a chiamarla Papa Benedetto XVI). Una speranza – per la verità – sempre custodita e annunciata dai grandi uomini di fede che hanno segnato al vita della Chiesa; riporto le suggestive parole dell’allora Card. Montini (ora beato Paolo VI), nel lontano 1957: “Date dunque a voi stessi vivacità di interiore consapevolezza, e questo vi farà nascere una manifestazione di desideri, di sogni, di progetti, di proiezioni del domani anticipate nella fantasie di oggi, da farvi correre subito al pensiero dei mezzi e dei metodi. E allora proverete il senso del rinnovamento; la fiducia che il Cristianesimo che predichiamo non è invecchiato; che la fede che portiamo dentro di noi non è un lago stagnante, ma una sorgente zampillante, che può ricavare da sé infinite risorse, può dare da sé esplicazioni nuove, può testimoniarsi in opere ancora non viste nella Chiesa di Dio”.

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