Martedì 11 novembre 2014

Ti chiedo un po’ di acqua semplice, con le sue proprietà,

che non dipendono da te,

e con la gioia del dare, che invece è tua.

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (21, 9-14)

In quel giorno. Venne uno dei sette angeli, che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli, e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Caduta Babilonia, rinchiuse nello stagno di fuoco tutte le forze diaboliche ostili al progetto di Dio, ecco rivelarsi il mondo nuovo: una città santa, Gerusalemme, discendere dal ‘cielo’, cioè proveniente in tutto da Dio, sua opera e suo dono.

Nasce per opera di Dio una nuova comunità-sposa, riverbero della stessa gloria di Dio, nella gioia di ritrovarsi con il suo Sposo, l’Agnello, Gesù Cristo.

La prima nota dominante è la luce, come città collocata sopra il monte, visibile agli occhi di tutti, punto di riferimento e immagine del suo Signore.

Più avanti l’Apocalisse ci rivelerà anche le dimensioni ‘simboliche’ di questa città; per ora si annuncia, sempre attraverso il simbolismo, che la nuova umanità è protetta e custodita (alto muro) ed insieme aperta ed accogliente (le porte).

Una città-comunità con delle radici precise: i dodici apostoli ed una storia millenaria (gli angeli protettivi che richiamano le dodici tribù di Israele).

Più volte, in questi decenni, sono state tante le voci che hanno aiutato la Chiesa a riscoprire le proprie radici ebraiche (san Giovanni Paolo II ha parlato degli Ebrei come dei “nostri fratelli maggiori”); ed insieme la Chiesa ha come sue nota caratteristica quella di essere “apostolica”: fondata da Gesù sulla vita di una comunità di fede e di amore che a partire dai Dodici, continuerà lungo i secoli.

Preghiamo perché la Chiesa risplenda “tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (san Paolo agli Efesini).

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