Giovedì 20 novembre 2014

Se guardi sempre quello che ti sei lasciato dietro,

non riuscirai mai a vedere quello che hai davanti.

Lettura del profeta Geremia (2, 1-2a. 12-22)

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore:

«Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: O cieli, siatene esterrefatti,

inorriditi e spaventati. Oracolo del Signore.

Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva,

e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua.

Israele è forse uno schiavo, o è nato servo in casa? Perché è diventato una preda?

Contro di lui ruggiscono leoni con ruggiti minacciosi.

Hanno ridotto la sua terra a deserto, le sue città sono state bruciate e nessuno vi abita.

Persino le genti di Menfi e di Tafni ti hanno umiliata radendoti il capo.

Non ti accade forse tutto questo perché hai abbandonato il Signore, tuo Dio,

al tempo in cui era tua guida nel cammino?

E ora, perché corri verso l’Egitto a bere l’acqua del Nilo?

Perché corri verso l’Assiria a bere l’acqua dell’Eufrate?

La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono.

Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio,

e non avere più timore di me. Oracolo del Signore degli eserciti.

Già da tempo hai infranto il giogo, hai spezzato i legami e hai detto: “Non voglio essere serva!”.

Su ogni colle elevato e sotto ogni albero verde ti sei prostituita.

Io ti avevo piantato come vigna pregiata, tutta di vitigni genuini;

come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?

Anche se tu ti lavassi con soda e molta potassa,

resterebbe davanti a me la macchia della tua iniquità. Oracolo del Signore».

Ho sottolineato una parola – quasi un ritornello – che cadenza il brano di oggi del profeta Geremia: abbandonare.

Già la parola porta in sé, al di là e prima di ogni altra considerazione, una nota di amarezza, delusione, sconforto.

Gerusalemme ha abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua viva, la sorgente inesauribile della vita, la condizione della gioia e della pace. Ha ‘barattato’ la pienezza per qualcosa che è fragile, precario, rovinato, inservibile, come una cisterna screpolata che non serve a nulla!!!

Ha abbandonato il Signore proprio quando egli era la guida nel cammino, luce nella notte ed ombra nella calura del giorno, come avvenne per tanto tempo là nel deserto, lungo il cammino verso la terra promessa, verso una condizione di libertà e di un futuro carico di speranza.

Anche a noi, oggi come allora, il profeta rivolge il suo appello accorato e pressante: “Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio!”. Sì, perché troviamo mille motivi per le nostre tristezze, accampiamo mille cause per la nostra infelicità, scoviamo infiniti motivi per giustificare la nostra insoddisfazione…ma non abbiamo il coraggio di ammettere che tutto dipende dall’aver abbandonato lui, il Signore.

Con noi Gesù è stato chiaro e inesorabile: “Senza di me non potete far nulla”!

Share Button