Giovedì 13 novembre 2014

Ho cercato la mia anima, ma la mia anima
non l’ho potuta vedere.
Ho cercato il mio Dio, ma il mio Dio
non son riuscito ad afferrarlo.
Ho cercato il mio fratello, e ho trovato tutti e tre.

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (22, 1–5)

In quel giorno. Colui che parlava mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione.

Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli.

Come si dice, protologia ed escatolgia si uniscono; un fiume che poi si divide in quattro fiumi e un albero della vita nel paradiso terrestre di Genesi 2 e un fiume d’acqua viva e un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno in questa stupendo affresco disegnato dall’Apocalisse.

E se là, all’inizio, la parola ‘maledizione’ veniva a colpire e gravare sulla storia, qui ogni maledizione è tolta per sempre.

E se là, nell’Eden, dopo il peccato uomo e donna si nascondevano dalla presenza del Signore, qui si è ristabilita la piena comunione fra Dio e l’uomo, sua immagine vivente: “I suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte”.

A proposito di questo “albero della vita” dice molto bene il card. Ravasi: “È suggestivo che la Bibbia inizi e si concluda con questo segno del nostro destino di gloria che possiamo perdere ma che è sempre disponibile a chi segue le vie di Dio”.

Facciamo nostre le belle parole del Salmo: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”.

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