Mercoledì 29 ottobre 2014

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo                        (13, 11-18)

 In quel giorno. Vidi salire dalla terra un’altra bestia che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, ma parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Opera grandi prodigi, fino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le fu concesso di compiere in presenza della bestia, seduce gli abitanti della terra, dicendo loro di erigere una statua alla bestia, che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. E le fu anche concesso di animare la statua della bestia, in modo che quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non avessero adorato la statua della bestia. Essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei.

I proverbiali fiumi d’inchiostro si sono versati per decifrare l’enigmatico numero della bestia: seicentosessantasei.

Penso che la soluzione più semplice sia quella più efficace e limpida: la bestia è il concentrato di tutto ciò che è lontano da Dio, il quale è invece pienezza incontrastata di bene. Allora ciò che qualifica la bestia è l’imperfezione, la radicale precarietà (nonostante tutte le apparenze), la radicale insufficienza. Se il sette è il numero di Dio, il 6 (7 meno 1) è il numero che identifica ciò che è lontano da Dio.

La bestia è tre volte 6, somma lontananza, imperfezione, precarietà.

Al di là di tutto rimane il fatto che anche il nome/numero della bestia rimane indeterminato, è ancora una volta il segno del ‘male’ capace di ripresentarsi continuamente lungo la storia sotto diversi aspetti e concretizzazioni.

Suggestivo ed interessante è anche il simbolismo del ‘marchio’ impresso sulla mano destra o sulla fronte che delinea la schiera di coloro che appartengono alla bestia. Segno di schiavitù e spersonalizzazione (lo diciamo anche noi. “Sei diventato un numero!”.) come anche la storia del secolo scorso ha ampiamente dimostrato nei campi di concentramento e nei lager.

Il cristiano è segnato invece sulla fronte da un ‘tau’, una croce, che lo identifica con il Cristo morto e risorto, l’Agnello sacrificato ma vittorioso; è come se sulla fronte di ciascuno fosse impresso il santo nome di Gesù!

Che la nostra esistenza lo sappia rivelare senza smarrimenti ed incertezze.

 

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