Pensiero del 25 Ottobre 2014

Sabato 25 ottobre 2014

Lettura del Vangelo secondo Luca (5, 1-11)
In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

Quante volte anche noi, come Pietro, siamo tentati di dire: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla!”. Noi come singoli, nei confronti dei nostri progetti ed aspirazioni, nelle situazioni del lavoro, nella trama dei nostri obiettivi…
Spesse volte sono soprattutto i genitori e gli educatori in genere che possono sottoscrivere le parole di Pietro.
L’Arcivescovo Card. Martini, parlava del “fallimento educativo”.
“Abbiamo faticato tutta la notte”… Il ‘fallimento’ (se così si può dire), avviene dopo molte fatiche, ansie, preoccupazioni, spesse volte costate anni e anni di impegno e di sacrificio, proprio quando tutto sembrava svolgersi nella situazione più favorevole, umanamente propizia (notte).

“Ma sulla tua parola…”: dobbiamo riconoscere che da soli non possiamo nulla, che abbiamo bisogno di affidarci a Gesù, il grande educatore, perché solo rimanendo in lui e lavorando per lui, siamo in grado di operare al meglio per il bene di noi stessi e dei nostri fratelli.

Davanti a tanti ‘fallimenti’ familiari, diceva sempre il Card. Martini: “Supplico dunque fin dall’inizio i miei lettori a non considerare le delusioni educative (che fino alla conclusione della vita sono solo semplicemente “parziali”, cioè riparabili e ricuperabili) come un fatto accidentale o estraneo al processo educativo. Studiamoci di imitare il realismo di Dio che tracciando cammini educativi per l’umanità e per il suo popolo, sa non solo prevenire nei limiti del possibile il fallimento, ma anche prevederlo, valutarlo con oggettività, pronto a rimediarvi subito con un amore ancora più grande e creativo”. (Itinerari educativi. Lettera pastorale alla Diocesi, 1988-89).

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