Pensiero del 24 Ottobre 2014

Venerdì 24 ottobre 2014

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (1, 10; 3, 7-13)

Nel giorno del Signore udii la voce potente di colui che diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Filadèlfia scrivi:
“Così parla il Santo, il Veritiero, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude e quando chiude nessuno apre. Conosco le tue opere. Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, hai però custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di Satana, che dicono di essere Giudei, ma mentiscono, perché non lo sono: li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato. Poiché hai custodito il mio invito alla perseveranza, anch’io ti custodirò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Vengo presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, dal mio Dio, insieme al mio nome nuovo. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”».

Anche la città di Filadèlfia era situata allo snodo di importanti vie carovaniere di collegamento fra Oriente e Occidente; situata in una forte zona vulcanica, sviluppò ampie coltivazioni della vite avevano dato origine ad un intenso culto al dio Dionisio (Bacco).
Anche la comunità giudaica aveva profonde e solide radici.

Della chiesa di Filadelfia non sappiamo nulla a riguardo delle sue origini. Ma dal tono generale della lettera si deduce che i cristiani di questa città erano particolarmente ferventi e fedeli, Cristo non muove a questa comunità nessuna critica, non le trova difetti.

Cristo si presenta e si rivela con tre titoli molto solenni, come « il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre ». Mi fermo rapidamente sul terzo.

Il termine chiave è un semitismo, cioè un modo di dire tipicamente semitico, per designare il potere, il dominio, la potestà e nel NT non si parla mai delle chiavi in senso corrente, ma sempre nel significato metaforico e trascendente.

Quando Gesù afferma di possedere le chiavi della morte e dell’Ade e la chiave di Davide non vuol dire che assume la mansione di colui che sorveglia la porta, la funzione del portinaio, ma lo autorivela e lo designa come sovrano del mondo dei morti e della città/palazzo celeste di Dio.
La chiave è simbolo del potere e del comando, perché apre e chiude la porta. Né Abramo, né Mosè, né Davide e neppure i grandi profeti dell’AT hanno la chiave della porta che conduce al Padre, ma unicamente Cristo: Colui che ha un potere reale ed illimitato di aprire e chiudere, che include il potere sulla morte e la forza della risurrezione. Suggestiva in proposito l’affermazione giovannea: « Io sono la porta » (Gv 10, 7. 9). Cristo non solo è la chiave d’accesso, ma costituisce anche la porta stessa della possibilità della comunione eterna con Dio.

In questa eucaristia ci è offerta – ancora una volta – l’occasione di accedere alla piena comunione con il santo mistero dell’Eterno; che il santo nome di Gesù rimanga impresso nel nostro cuore e nella nostra mente così da amarlo con tutta la nostra vita.

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