Pensiero del 23 Ottobre 2014

Giovedì 23 ottobre 2014

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (1, 10; 2, 18-29)

Nel giorno del Signore udii una voce potente che diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Tiàtira scrivi: “Così parla il Figlio di Dio, Colui che ha gli occhi fiammeggianti come fuoco e i piedi simili a bronzo splendente. Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime. Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Gezabele, la donna che si dichiara profetessa e seduce i miei servi, insegnando a darsi alla prostituzione e a mangiare carni immolate agli idoli. Io le ho dato tempo per convertirsi, ma lei non vuole convertirsi dalla sua prostituzione. Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione, se non si convertiranno dalle opere che ha loro insegnato. Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. A quegli altri poi di Tiàtira che non seguono questa dottrina e che non hanno conosciuto le profondità di Satana – come le chiamano –, a voi io dico: non vi imporrò un altro peso, ma quello che possedete tenetelo saldo fino a quando verrò. Al vincitore che custodisce sino alla fine le mie opere darò autorità sopra le nazioni: le governerà con scettro di ferro, come vasi di argilla si frantumeranno, con la stessa autorità che ho ricevuto dal Padre mio; e a lui darò la stella del mattino. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”.

Dopo la lettera alla comunità di Smirne, ecco ora presentarsi sullo sfondo la comunità di Tiàtira.
A questa Chiesa viene rivolta la lettera più lunga e articolata, anche se la città non era particolarmente importante, se non per la produzione della porpora con cui si tingevano i mantelli dei dignitari.

Unica volta nell’Apocalisse, Cristo si presenta con il titolo di Figlio di Dio; i simboli che lo accompagnano (occhi fiammeggianti e piedi di bronzo) dicono una grande capacità di giudizio e forte stabilità.

Insieme ad alcune dimensione positive, la comunità è segnata dall’insidioso pericolo dell’eresia, tratteggiata ricorrendo alla figura di Gezabele.
È difficile definire nel dettaglio in che cosa consista questa eresia, ma è facile pensare che si tratti dell’insidia di adattare lo specifico della fede cristiana alle prospettive dei culti pagani.
Gezabele è infatti la regina fenicia sposa del re Acab che aveva portato Israele a seguire i culti idolatrici di Baal, a perseguitare i profeti del Signore e a favorire i sacerdoti dei culti stranieri.

A coloro che rimangono fedeli, l’Apocalisse li chiama “vincitori”, viene dato un dono bellissimo: la stella del mattino.
Alla fine del nostro Libro, Gesù stesso è chiamato “la stella radiosa del mattino”.
È lui, il Risorto, che il mattino di pasqua squarcia il buio oppressivo del sepolcro e apre l’orizzonte luminoso della risurrezione e della vita.

Che possa brillare in noi questa stella luminosa: stella di speranza, di vita, di futuro, di bellezza e di gioia.

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