Pensiero del 22 Ottobre 2014

Mercoledì 22 ottobre 2014

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (1, 10; 2, 8-11)

Nel giorno del Signore udii una voce potente che diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Smirne scrivi: “Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita. Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – eppure sei ricco – e la bestemmia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma sono sinagoga di Satana. Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte”».

Ieri ci siamo lasciati con la visione del Figlio dell’uomo in mezzo ai sette candelabri d’oro, simbolo delle sette Chiese, guidate e custodite dai sette angeli, raffigurati da sette stelle.

L’Apocalisse è un po’ come una lettera enciclica.

Ecco allora che, dopo la grande visione introduttiva, ci sono presentate sette lettere per sette Chiese dell’Asia minore. Il numero sette (presente quasi 60 volte in tutto il libro) indica la totalità, un po’ come dire ‘tutto’.

In quest’anno PARI del ciclo liturgico, ci incontreremo con le lettere inviate alle Chiese di Smirne, Tiàtira e Filadèlfia.

Eccoci dunque con la lettera alla comunità di Smirne.

A noi il nome di queste città dice poco, ma per quelle prime generazioni cristiane erano molto chiare le loro caratteristiche peculiari (molte altre caratteristiche erano comuni a tutte le grandi città dell’impero).

La città si trovava in un golfo situato a cinquanta chilometri a nord di Efeso. Era il passaggio obbligato di tutto il traffico commerciale fra Oriente e Occidente. Conosceva dunque un alto benessere economico.

Anche al grande tempio dedicato a Zeus si recavano i pellegrini dei villaggi vicini e diceva la forza attrattiva dei culti pagani.

In questo contesto la comunità cristiana vive forse in ristrettezze economiche, non ha grandi possibilità di emergere, sopporta forse anche il peso della persecuzione.

Nel suo messaggio il Signore si presenta come colui che era morto ed è tornato in vita. Sarà dunque questa la stessa sorte di coloro che saranno fedeli fino alla morte; riceveranno, come atleti vittoriosi nelle gare allo stadio, la corona della vita, saranno cioè resi partecipi della stessa vittoria del Cristo Risorto.

Allora la “seconda morte”, l’irrimediabile e definitiva situazione di lontananza dal mistero di Dio, non potrà così raggiungerli.

Chiediamo forza e sostegno per tutti noi, soprattutto invochiamo la forza dello Spirito per tutti i credenti che vivono i tempi della prova, della persecuzione e del martirio.

Il loro esempio e le loro sofferenze ci spronino a non rassegnarci alla mediocrità, al compromesso, al quieto vivere, alla rassegnazione di una fede incolore ed insipida.

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